4 Agosto 2002
da "L'Eco di Bergamo"
UNA PROPOSTA
EDUCATIVA, NON UNA SCAMPAGNATA
La prima volta che dormii
in tenda, dimenticai di tirare la zip bassa della canadese. Naturalmente
piovve. Fu la prima umida lezione del Grande Gioco della Vita: in caso
di dubbio, chiudere le cerniere.
La seconda fu un maglione asciutto, ancora caldo di proprietario, allungato
da una mano sconosciuta. La forza dello scoutismo sta nell'essere una
matrice di metafore. Ti sbatte nelle situazioni concrete e se sopravvivi
e fai sopravvivere vuol dire che hai fatto i collegamenti logico-simbolici
corretti.
Per capire gli scout bisogna amare la mentalità inglese che dà
grande valore all'indipendenza di giudizio e di azione, ma sa anche
lavorare in gruppo per un obiettivo supportato da un progetto razionale.
Per capire lo scoutismo italiano di scelta cattolica bisogna aggiungere
l'esprit della cultura francese del Novecento, da Bergson a Peguy, e
anche un'esperienza tutta lombarda: quella di attiva partecipazione
alla Resistenza. Gli scout, in clandestinità dal 1927 perché
l'associazione era stata sciolta dal partito fascista, organizzarono
dal '43 al '45 l'espatrio attraverso le montagne di centinaia di ebrei
e perseguitati politici. Oggi gli scout sono numericamente fin troppi
(oltre duecentomila in Italia solo Agisci) per le forze di capi che
sono volontari puri. Cioè che devono anche studiare, lavorare,
metter su famiglia. Il rischio è annacquare il livello di un
proposta educativa che ha il suo sale nell'essere impegnativa. Lo scoutismo
non può essere di massa perché o è pertinente dal
punto di vista etico, tecnico, estetico, o semplicemente non vale la
pena. O diventa rischioso. O si tramuta in orda scamiciata che lascia
tracce maleducate. Ma per prepararsi bene a educare occorre tempo (i
capi seguono un iter pluriennale riconosciuto a livello internazionale)
e passione. Cos' i capi non sono mai molti. Un buon scoutismo crea però
uno stile di vita e di rapporti molto intenso e che sfida il tempo.
Ha ragione Sica. Scout una volta, scout per sempre. Perché resta
la nostalgia per un luogo dove se a otto anni dici "Prometto sul
mio onore…", gli adulti ti credono.
Susanna Pesenti